Metti una domenica, che poi non è una domenica, ma un venerdì che sei in ferie forzate, perché Loro hanno deciso che devi consumare le ferie. Ferie che tu non hai tra l’altro. Insomma, metti questa bella “domerdì” , che fai, non vuoi andare un po’ in giro? Che ci sono pure i saldi!

Eh, ma la bambina con questo caldo, con questa afa non può mica stare in giro, quindi te ne stai a casa e amen. E avresti fatto benissimo, Caino destino. E invece no, ti viene l’idea del secolo, la genialità, la Facebook di tutte le decisioni, la madre di tutte le stronzate: andiamo ad un meraviglioso centro commerciale. C’è l’aria condizionata (anche a casa: 2700€ per la precisione perché ha 5 o 16 A di classe energetica – grazie Daikin), si può passeggiare, ci sono tanti negozi, ci sono i ristoranti per pranzare. Vuoi non andare? No, non vuoi andare, ma diciamoci la verità, che fai tutto il giorno a casa? Dormi? Ti riposi? Leggi?

Insomma, parti e vai.
Spe’. Prima ci sarebbe la storia della carta di identità di tua figlia, ma ne parliamo in dedicata sede, perché non è qualcosa che non si può raccontare.

Arrivi al centro commerciale prescelto, nel nostro caso quello di Assago MilanoFiori, cerchi il parcheggio famiglia per ore. E’ domerdì, il parcheggio è un deserto su cui è stata appena sganciata un’atomica – tanto per capirci – ma tu hai appena avuto una bambina e porca paletta devi finalmente usare ‘sto cavolo di parcheggio famiglia. A quota 2 ore e un quarto dall’inizio della ricerca, ti ricordi che il centro commerciale con i family park era un altro.

Vedi che facevi meglio a stare a casa?

Potresti stare qui le ore a raccontarvi i primi due negozi visitati, del pain patito, ma ve lo risparmio: 20 negozi, abbiamo solo comprato un asciugamano 4×4, che non sono ruote motrici (avrei preferito), ma i metri:

Così, la piccola sta comoda e possiamo metterci anche noi sopra.

Certo, e se per questo ci starebbe anche un gazebo con ristorante.

Comunque, negozi visti, pranzato … pranzato, sono le 14.05 possiamo andare a casa a fare la pennichella. Ma tu sei genitore novizio e non hai ancora capito che a comandare non sei più tu e neanche le incazzature di tua moglie.

Parentesi:  quest’ultima cosa, ti fa gongolare un pochino, tipo la Juve che perde la finale di Champion. Tu non hai vinto nulla, subirai ancora, ma il boia ha finito di fare il boia.

Hai ben compreso che tua figlia in macchina ci deve entrare già addormentata o comunque deve essere tranquilla nell’ovetto, per poter partire, ma te lo scordi puntualmente.

Sei pirla e te lo meriti

Giri per un tempo infinito, all’interno del centro commerciale con lei in braccio (perché nell’ovetto, non ci vuole stare), lei si addormenta e tu provi a metterla giù per poter andare a casa.
Ridi come uno scemo, pensi di averla fregata, in fondo ha un mese e mezzo. Ma mia figlia deve essere già stata su questa terra e mi sembra la sappia lunga. Ridi, anzi ghigni, la poggi, ti tiri su tronfissimo, guardi tua moglie per tronfiare in due, ma qualcosa non va. Terrore nei suoi occhi. Hai paura ma giri lo sguardo verso il passeggino. Tua figlia è lì con gli occhi aperti, non piange. Ti guarda. Ti aspetta al varco. Metti le mani sull’impugnatura dell’ovetto, ti dirigi verso la macchina, tua figlia ride. Non è un sorriso, stavolta è lei a ghignare e in tre secondi la navata del centro commerciale riecheggia del suo pianto (che ha un che di satanico, come se l’eco della navata fosse il signor Burns dei Simpson che grida “Eccellente”).

E allora via, nuovo giro: in braccio, pit stop da Burger King per Coca Cola e allattata per lei, in braccio e tentativo di poggiarla nel passeggino.

Alla terza Coca Cola, la frase clou è:

Ha un mese e mezzo, dobbiamo fregarla, dobbiamo vincere noi

Alla fine siamo tornati a casa, ma essendo le 17.05, chi aveva stravinto – tipo finale di Champion del ’94 Milan – Barcellona 4 a 0 – era lei. E noi muti.

PS. Il nostro fantastico piano è stato darle il ciuccio, che non la ha calmata, semplicemente non le consentiva di gridare.

Polli.

 

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